elisabettaLa meravigliosa fioritura dell’arte, della letteratura e della filosofia degli antichi, conosciuta in Italia come Umanesimo già nel XIV secolo, giunse in Inghilterra solo al termine del XV secolo, a causa del lungo periodo di guerre che avevano interessato il paese. Con la dinastia dei Tudor la pace fu ristabilita e gli studiosi inglesi poterono frequentare le università italiane e diffondere così la cultura umanistica anche in Inghilterra. Il teatro elisabettiano, che viene collocato solitamente tra il 1558 e il 1625, durante i regni di Elisabetta I d’Inghilterra e Giacomo I d’Inghilterra, fu uno dei periodi più significativi per il teatro britannico, perché in questi anni fu avviato un processo di istituzionalizzazione del discorso teatrale. Dal genio di importanti drammaturghi elisabettiani, quali William Shakespeare (1564-1616), Christopher Marlowe (1564-1693) e Benjamin Jonson, noto come Ben Jonson (1572- 1637), nacquero opere di grande levatura. Dopo Shakespeare altri autori di rilievo furono Middleton, Webster e Tourneur.
Il teatro elisabettiano si sviluppò dalle Moralities e dalle Mistery plays. Le Moralities o semplicemente Moralità, erano forme di drammatizzazione scritte in lingua volgare e in versi, a carattere didattico e religioso, che nacquero in Inghilterra a partire dalla fine del Quattrocento agli inizi del Cinquecento.
Le Mistery plays erano composizioni religiose, con soggetti tratti soprattutto dalla Bibbia. Nel periodo compreso tra la fine del XV secolo e la metà di quello successivo, gli Interludi si staccarono dalle Moralities per i temi trattati che si estesero ad argomenti profani, sulla vita, sulla politica e sulla società.
Negli interludi gli attori dialogavano con accompagnamento e il protagonista era il nobile che accoglieva lo spettacolo. Mentre gli interludi erano rivolti ad un pubblico selezionato, colto e politicizzato, le farse, di argomento divertente e leggero, furono indirizzate al popolo e vennero rappresentate nelle piazze.
ben_jonsonNell’Inghilterra del XVI e XVII appassionarono i masques di corte, rappresentazioni teatrali che ebbero fortuna grazie soprattutto al drammaturgo Ben Jonson. Il masque, nato come corteo di maschere che suonavano, ballavano e invitavano i presenti a partecipare a danze e giochi, all’avvicinarsi del 1600 fu un genere misto di danza, musica e versi, caratterizzato da una serie di situazioni allegoriche con un loro allestimento scenografico. Durante il regno di Elisabetta l’Inghilterra divenne una grande potenza europea anche in campo culturale e fu proprio in questo periodo che il teatro assunse una forma stabile. Londra fu il centro culturale, ma il fenomeno si estese al territorio circostante. In Inghilterra l’attività teatrale a corte fu vissuta in modo conflittuale: ora come intrattenimento piacevole e innocente con giullari, attori e musicisti, ora come svago immorale e riprovevole per la presenza di personaggi ripugnanti ed equivoci al seguito della gente di spettacolo. Nonostante ciò, i Tudor diedero protezione sia a buffoni, musicisti e attori, che a furfanti, perché con gli allestimenti teatrali e altri intrattenimenti il divertimento a corte era assicurato, come pure il prestigio personale. A quell’epoca l’ospitalità sfarzosa era sinonimo di forza e il potere si giudicava anche sulla base del numero di servitori e degli attori che portavano la livrea del casato di cui facevano parte. Con i loro viaggi gli attori accrescevano il prestigio e la fama del nobile protettore, con i loro spettacoli divertenti e continui a corte ne rafforzavano il legame con il seguito. L’usanza di scambiarsi gli attori, inoltre, facilitava l’accesso ad altri castelli; in questo modo gli attori venivano a conoscenza di fatti che poi mettevano in scena interpretando il ruolo di “informatori segreti”. Nel momento in cui una serie di leggi emanate dai Tudor penalizzò gli attori senza licenza, la livrea li tutelò e funzionò da lasciapassare.
I nomi di molte compagnie teatrali elisabettiane derivarono il proprio nome dai nobili che li proteggevano, come The Admiral’s Men ( Gli uomini dell’Ammiraglio) o The King’s Men (Gli uomini del Sovrano). Gli attori al servizio di un casato furono per così dire i precursori delle compagnie elisabettiane di attori professionisti. Una compagnia teatrale era formata da pochi individui, perciò ogni attore era costretto a interpretare più ruoli, incrementando così la propria adattabilità e capacità di improvvisazione. La corte di Enrico VIII, secondo monarca della dinastia Tudor, coinvolse il pubblico negli intrattenimenti teatrali, creando così una nuova moda che obbligò gli attori a relazionarsi in modo adeguato e cortese con gli aristocratici.
swan teatroLa costruzione dei primi teatri stabili londinesi fu preceduta da un periodo di opposizione nei confronti di spettacoli e attori: il teatro, considerato un’attività disdicevole, venne ostacolato dalla ottusa censura dei potenti burocrati di corte, che temevano la satira contro il potere. Le ostilità culminarono nel 1572, in occasione della Legge per la Punizione dei Vagabondi, di cui facevano parte, oltre alla gente comune, anche gli attori senza livrea. Le politiche elisabettiane spinsero in tal modo verso la professionalizzazione del teatro. Una nuova legge del 1574 concesse un “uso del teatro dignitoso e conforme alla legge”, sia nella città di Londra che in provincia. Dal 1575 al 1577 furono costruiti molti teatri e gli attori recitarono anche per il popolo che poté assistere alle rappresentazioni in piedi, nella pista rotonda e a cielo aperto della platea. I teatri pubblici elisabettiani dovevano presentarsi allo spettatore opulenti e maestosi. Erano costruiti in legno e intonaco per lo più su fondamenta di pali, mattoni, calce e sabbia. Le parti interne, che erano decorate e dipinte come nei teatri italiani, imitavano il marmo e ospitavano pilastri classici e capitelli intagliati. È noto che le compagnie di attori, al termine dello spettacolo pomeridiano, riproponessero la messa in scena del pomeriggio nel palazzo di un aristocratico dove replicavano la rappresentazione, adattandola allo spazio scenico prevalentemente vuoto rispetto all’estensione dei teatri pubblici e privati dell’epoca. Le compagnie stabili che recitavano nei teatri pubblici e privati potevano disporre anche di una ventina circa di attori; da un punto di vista economico e organizzativo, gli attori professionisti fissi potevano essere soci e azionisti della compagnia e spartire gli utili. Un impresario spesso era proprietario sia del teatro che del materiale utilizzato in scena. La città più ambita per mettere in scena opere teatrali rimase Londra, dove la compagnia di Shakespeare fu l’unica ad avere un proprio teatro: il Globe Theatre. Costruito da James Burbage nel 1576, The Theatre fu il primo teatro di Londra con caratteristiche di stabilità e funzionalità. Circa vent’anni dopo, lo schizzo del viaggiatore olandese Johannes de Witt, scoperto ad Amsterdam nel 1880, fu una testimonianza utile per ricostruire la tipologia dei teatri pubblici inglesi del periodo elisabettiano, generalmente ottagonali, con tre ordini di gallerie coperte da un tetto. Il palcoscenico rappresenta lo spazio “popolare”, quello più vicino al pubblico che assisteva in piedi allo spettacolo; sul fondo due colonne e una balconata per gli spettatori di prestigio sono sovrastate da una tettoia con la funzione di proteggere l’area “regale” dagli elementi meteorologici. Sempre sul fondo della scena ci sono due porte che permettono agli attori di entrare in scena. Sopra la tettoia si nota una torretta con la bandiera del teatro e un trombettiere che forse indica l’inizio dello spettacolo. Come emerge dallo schizzo, i primi palcoscenici furono certamente arredati con pochi oggetti di scena a cui era attribuito un valore simbolico: un albero poteva rappresentare un bosco, un balcone il luogo d’incontro al chiaro di luna di due innamorati, una panca e un tavolo l’interno di un castello. Il Globe Theatre originale, edificato nel 1599 a Londra dalla compagnia teatrale di cui Shakespeare faceva parte, fu distrutto da un incendio nel 1613. L’anno seguente fu ricostruito, ma nel 1642 fu chiuso e dopo due anni fu smantellato. Attualmente, chi va a Londra può ammirare la ricostruzione moderna del Globe, denominata “Shakespeare’s Globe Theatre”, fortemente voluto dall’attore americano Sam Wanamaker, che si impegnò per farlo rinascere nel 1997.
globe teatroAlcuni film, dal classico Enrico V di Laurence Olivier al recente Shakespeare in love di John Madden, offrono ricostruzioni interessanti del Globe, mostrando sia particolari tecnici e decorativi che scene illuminanti sulla vita degli attori e degli impresari in età elisabettiana.
 
shakespearWilliam Shakespeare ci ha lasciato molte opere drammatiche che citiamo in ordine cronologico: Enrico VI (1590-92), Riccardo III (1592-93), La commedia degli equivoci (1592-93), Tito Andronico (1593-94), La bisbetica domata (1593-94), I due gentiluomini di Verona (1594-95), Pene d’amore perdute (1594-95), Romeo e Giulietta (1594-95), Riccardo II (1595-96), Sogno di una notte di mezza estate (1595-96), Re Giovanni (1595-96), Il mercante di Venezia (1596-97), Enrico IV (1597-98), Molto rumore per nulla (1598-99), Enrico V (1598-99), Giulio Cesare (1599-1600), Come vi pare (1599-1600), La dodicesima notte (1599-1600), Amleto (1600-01), Le allegre comari di Windsor (1600-01), Troilo e Cressida (1601-02), Tutto è bene quello che finisce bene (1602-03), Misura per misura (1604-05), Otello (1604-05), Re Lear (1605-06), Macbeth (1605-06), Antonio e Cleopatra (1606-07), Coriolano (1607-08), Timone di Atene (1607-08), Pericle, principe di Tiro (1608-09), Cimbelino (1609-10), Il racconto d’inverno (16010-11), La tempesta (1611-12), Enrico VIII (1612-13), I due nobili parenti (1612-13).
 
 
 
 
marloweChristopher Marlowe fu forse il più ragguardevole rappresentante degli University wits (ingegni universitari), cioè di quel gruppo di intellettuali che, usciti dall’università produssero opere drammatiche nel tardo XVI secolo in Inghilterra. Formati sui classici, questi drammaturghi parteciparono attivamente alla vita tumultuosa di Londra, condividendo il gusto della parola, il culto della forma e l’amore per la profondità di pensiero. Marlowe conobbe il successo con Tamerlano il Grande (1587-88). In seguito produsse La tragica storia del dottor Faust (1588 o 1592), L’ebreo di Malta (1589), La strage di Parigi (1591-92), il dramma storico Edoardo II (1592) e il poemetto Ero e Leandro (1593). Al contrario di Shakespeare, nelle sue opere Marlowe rivolge l’attenzione ad un solo personaggio centrale e porta sulla scena individui isolati dal contesto sociale, passionali e monologanti. Solo nell’ultimo poemetto l’attenzione è rivolta ad un gruppo di individui e il monologo è sostituito dal dialogo.
 
 
 
Ben Jonson nel 1599 ottenne il primo successo in teatro con Ognuno nel suo umore, prima di una serie di commedie satiriche con protagonisti eccentrici e caricaturali. Negli anni successivi il drammaturgo inglese scrisse numerose tragedie, commedie e masques. Le commedie più famose di Jonson sono Volpone (1606), L’alchimista (1610), La silenziosa (1609), La fiera di san Bartolomeo (1614). Tra le tragedie di ambientazione romana ricordiamo Sejanus (1603).