Data: 03/02/2022 - 04/02/2022 | Teatro: Teatro Arena del Sole | Categoria: Prosa

Avremo ancora l’occasione di ballare insieme
3 – 6 febbraio 2022 – Sala Leo De Berardinis, Teatro Arena Del Sole

un progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
liberamente ispirato al film Ginger e Fred di Federico Fellini
interpretazione e co-creazione Francesco Alberici, Martina Badiluzzi, Daria Deflorian, Monica Demuru, Antonio Tagliarini, Emanuele Valenti
aiuto regia e collaborazione alla drammaturgia Andrea Pizzalis
consulenza artistica Attilio Scarpellini
luce Gianni Staropoli
suono: Emanuele Pontecorvo
scenografie: Paola Villani
costumi Metella Raboni
training tip tap Lorenzo Grilli
foto e video di scena Andrea Pizzalis
direzione tecnica Giulia Pastore
produzione Associazione culturale A.D., Teatro di Roma – Teatro Nazionale, ERT / Teatro Nazionale, Teatro Metastasio Prato
coproduzione Comédie de Genève, Odéon – Théâtre de l’Europe, Festival d’Automne à Paris, Théâtre populaire romand – Centre neuchâtelois des arts vivants, Théâtre Garonne – scène européenne et Centre Dramatique National Besançon Franche-Comté
con il sostegno di Interreg France-Suisse 2014-2020, programma europeo di cooperazione transfrontaliera nel quadro del progetto MP#3, e del Romaeuropa festival
residenze Ostudio Roma, Théâtre Garonne – scène européenne

In Ginger e Fred (1986) Marcello Mastroianni e Giulietta Masina interpretano un’anziana coppia di ballerini di tip tap, in passato discretamente conosciuta e ormai dimenticata da tutti. Pippo e Amelia si rincontrano dopo anni per partecipare al siparietto nostalgico di un varietà televisivo.
Lo spettacolo è una ballata dedicata agli artisti, al loro desiderio di essere altro, alla loro determinazione a giocare per tutta la vita, a cadere a ogni ciak, a mettere nei dettagli insensati la loro biografia più segreta, al loro smascherarsi «intenzionalmente senza intenzione» come ha detto Fellini parlando del lavoro dell’attore. È quindi anche un progetto su Marcello Mastroianni, su Giulietta Masina, su Fred Astaire e Ginger Rogers. Un lavoro sulla coppia e un lavoro sul dialogo. Il dialogo come possibilità di procedere insieme, di generare azioni, anche immaginarie.

«Come in Quasi niente – scrive la compagnia – continua la nostra ricerca sul filo rosso che unisce le generazioni.
In scena ci saranno, infatti, una coppia di trentenni, una di quarantacinquenni, una di sessantenni, anche se la coppia è una sola, nello scorrere degli anni. Ognuno, ognuna può dialogare anche con quello che è stato e sarà in un altro momento della vita. Avanti e indietro nel tempo, come nei sogni, così importanti per il grande regista, che li ha disegnati fino alla fine dei suoi giorni.
La scena del film che ci ha agganciato è il blackout durante il programma televisivo. Nel film, infatti, appena Amelia e Pippo cominciano a danzare, un blackout fa piombare lo studio in un buio sconcertante. Pippo cerca di convincere Amelia ad andarsene, mentre nell’oscurità tra i due si crea una strana, profonda intimità. “Chissà che cosa può cominciare da questa fuga?” sussurra Mastroianni a Giulietta mentre stanno per abbandonare lo show dove non si sentono rappresentati. E questo buio, questo vuoto, questa sospensione diventano per noi un’occasione di osservare l’altro lato del nostro bisogno forsennato di farci vedere.
Il grande vantaggio per Federico Fellini è stato quello di cogliere la “mutazione antropologica dell’arte” nel momento in cui stava accadendo, mutazione oggi ampiamente metabolizzata e fin troppo interiorizzata dagli artisti: il progressivo identificarsi tra atto creativo e merce. E se per noi la scelta è quella di non ambientare il nostro lavoro in uno studio televisivo è perché, nel frattempo, quella televisione raccontata da Fellini è diventata uno dei tanti ologrammi della comunicazione globale. In un certo senso la televisione è ovunque e in nessun luogo. Anzi, il luogo principale di questa alienazione siamo noi stessi, in gran parte figli della sua lingua e del suo immaginario. Quel residuo di purezza che nei due personaggi felliniani si trasforma in rivolta, sia pure in rivolta impotente e pronta a sciogliersi a contatto con il calore del pubblico, si è volatilizzato in una pratica artistica che non riconosce né un aldilà, né un nemico».

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