Overload di Sotterraneo

Al Teatro Laura Betti lo “spettacolo dell’anno” agli Ubu 2018 apre la Stagione multidisciplinare 19|20

Overload di Sotterraneo, affronta attraverso lo sguardo dello scrittore David Foster Wallace la frammentarietà contemporanea, con “un linguaggio teatrale inedito, dal tratto collettivo, capace di penetrare l’oscurità suscitando al contempo il sorriso” (dalle motivazioni Premi UBU)

Giovedì 7 novembre alle ore 21 e venerdì 8 novembre alle ore 11

Nell’ambito del Progetto Generazioni a Teatro ma aperto a tutti, il Sotterraneo, come ama definirsi il collettivo fiorentino
vincitore degli UBU 2018 apre la Stagione Multidisciplinare del Teatro Laura Betti 19/20. Ad introdurre lo spettacolo sono due performer: l’uno nei panni dello scrittore statunitense David Foster Wallace e l’altro incaricato d’illustrare il meccanismo di base dello spettacolo stesso. Questo meccanismo, in breve, è il seguente: ogni volta che comparirà il segnale «collegamento», basterà che un solo spettatore si alzi per scegliere se continuare ad ascoltare David Foster Wallace o attivare un contenuto nascosto. Ma ogni volta che lo spettatore attiverà un contenuto nascosto, perderà inevitabilmente parti più o meno consistenti del racconto dello scrittore. In altre parole, il segnale funziona come un link ipertestuale che attiva un nuovo contenuto che corrisponde sempre ad azioni sorprendenti, destabilizzanti, travolgenti.
Un vortice incalzante che coinvolge fisicamente il pubblico – perché ‘attraversato’ dai personaggi o trascinato in scena a ballare o spinto a lanciare ortaggi sugli attori – e che arriva al suo apice in un frullato ormai incontrollato, dove a Wallace si sostituisce per pochi minuti Stephen King e dove esseri umani e animali si avvicendano apparentemente senza più un rapporto causale con il filo principale del discorso.

David Foster Wallace ci parla, fra l’altro, di pesci rossi, partendo dall’aneddoto iniziale del suo celebre discorso Questa è l’acqua, davanti ai neolaureati del Kenyon College, a Gambier, Ohio, il 21 maggio 2005: «Ci sono questi due giovani pesci che nuotano e incontrano un pesce più vecchio che nuota in senso contrario e fa loro un cenno, dicendo: “Salve ragazzi, com’è l’acqua?” e i due giovani pesci continuano a nuotare per un po’ e alla fine uno di loro guarda l’altro e fa: “Che
diavolo è l’acqua?”». Il palcoscenico spoglio è punteggiato a sinistra da un acquario con dei pesci rossi e al centro da
un’asta con microfono. In quella teca “nuotano” la serie di idee e prospettive di cui si compone  Overload, da cui scaturisce l’intera visione e intenzione dei Sotterraneo. Non per niente le luci di Marco Santambrogio, prima dell’inizio, ruotano quasi fosse sott’acqua anche il pubblico. Il microfono, invece, è lo strumento con cui rappresentano il motivo guida per cui sono in scena: dare voce all’autore di Infinite Jest, ai suoi multipli piani di esperienza e sistemi di ragionamento in
quello che si può definire un “caos organizzato”.

Fonte e info teatrocasalecchio.it